Manjaro

Manjaro

Manjaro 26.0

Manjaro prende Arch Linux e lo rende accessibile: installer guidato, rilevamento driver automatico, repository propri testati prima di arrivare agli utenti.

Basata su
Arch Linux
Desktop
Xfce (default), KDE Plasma, GNOME — più edizioni community (Cinnamon, i3, Sway, Budgie)
Sito ufficiale
Tipo di rilascio
Semi-Rolling
Difficoltà
Media
Stabilità
Media
Aggiornamenti
Continui (Rolling)
Supporto community
Enorme
Compatibilità Mini PC
Ottima
Gaming
Buono
Privacy
Ottima
Documentazione
Ampia

Requisiti minimi

CPU
1 GHz o superiore, x86/x86_64
RAM
1 GB (2 GB consigliati)
Storage
10 GB (30 GB consigliati)

Cosa c’è di nuovo nell’ultima versione?

Manjaro segue un modello semi-rolling: i pacchetti restano nei repository del progetto qualche giorno o settimana dopo essere arrivati su Arch, per dare tempo al team di testarli prima che arrivino agli utenti.

+ Kernel Linux LTS scelto come predefinito, per un ciclo di manutenzione più prevedibile
+ Kernel alternativi LTS precedenti ancora disponibili per chi preferisce maggiore compatibilità
+ Wayland impostato come sessione predefinita su KDE Plasma e GNOME
+ Stack grafico aggiornato, con migliorie a velocità di avvio app, accesso remoto e gestione finestre
+ Prima versione stabile di COSMIC inclusa come opzione per chi vuole provare il nuovo desktop

Essendo rolling, se hai già Manjaro installata non scarichi una nuova versione: il sistema si aggiorna con pacman -Syu o tramite il gestore grafico. I numeri di versione servono solo a indicare i punti di riferimento del progetto nel tempo, non versioni “da installare sopra” quella attuale.

Cosa offre Manjaro, e perché esiste

Manjaro nasce nel 2011 con un obiettivo preciso: prendere Arch Linux, che richiede installazione manuale da terminale e una manutenzione costante, e renderlo accessibile a chi non vuole passare ore a configurare ogni pezzo del sistema. Installer grafico Calamares, rilevamento automatico di driver e hardware, repository propri che stabilizzano i pacchetti prima di consegnarli agli utenti: è il modello che ha reso Manjaro, per anni, la distro Arch-based più conosciuta e installata al mondo.

Il termine tecnico corretto per il suo modello di rilascio è semi-rolling, diverso dalla rolling pura di EndeavourOS o Arch stessa: i pacchetti non arrivano agli utenti nello stesso istante in cui escono su Arch, restano prima in un repository di stabilizzazione interno. Sulla carta, questo dovrebbe tradursi in meno rischi di rottura rispetto a una rolling pura.

La crisi del 2026: il “Manifesto 2.0” che ha scosso il progetto

Qui c’è una notizia recente e concreta che vale la pena raccontare per intero, perché spiega meglio di qualsiasi altra cosa lo stato attuale del progetto. Il 9 marzo 2026, un membro storico del team con il nickname Aragorn ha pubblicato sul forum ufficiale un documento chiamato “Manjaro 2.0 Manifesto”, firmato da 19 membri del team, inclusi sviluppatori, moderatori e il responsabile tecnico (CTO) della società che gestisce il progetto.

Il documento descrive un decennio di problemi mai risolti seriamente: perdita progressiva di fiducia da parte della community, abbandono quasi totale dei contributori storici, episodi concreti di cattiva gestione dell’infrastruttura (persino il rinnovo dei certificati di sicurezza, già risolvibile con strumenti pronti ma mai adottati). Le accuse principali sono dirette al fondatore Philip Müller, descritto come una persona che gestisce il progetto come un’iniziativa personale piuttosto che come uno sforzo collettivo, mantenendo il controllo esclusivo su codice e infrastruttura.

La richiesta concreta dei firmatari è la separazione netta tra “Manjaro il progetto” e “Manjaro l’azienda” (Manjaro GmbH & Co KG): una nuova associazione no-profit di diritto tedesco, con trasferimento di asset chiave (organizzazioni GitHub, GitLab, forum, CDN, il dominio stesso manjaro.org) e governance democratica distribuita tra i membri. Müller si è detto disponibile a discutere un’associazione, ma ha rifiutato di aiutare a costituirla, avvertendo che ogni trasferimento di asset dovrebbe avvenire secondo termini stabiliti dalla società. Dopo giorni di silenzio da parte sua su domande dirette poste anche dal CTO della società (firmatario del manifesto), il team ha saltato una fase della propria escalation pianificata, rendendo pubblico il documento e archiviandolo su archive.org per evitare che potesse essere rimosso silenziosamente.

Puoi leggere il documento originale direttamente sul forum ufficiale: forum.manjaro.org/t/manjaro-2-0-manifesto.

Perché è ancora tra i primi su DistroWatch, nonostante tutto questo

Qui la risposta ha due livelli.

Il primo è lo stesso principio già spiegato per altre distro di questo piano editoriale: la classifica DistroWatch misura visite alla pagina, non installazioni reali. Manjaro ha 15 anni di storia e ha avuto milioni di utenti nel suo periodo migliore, e quel tipo di riconoscimento accumulato genera traffico residuo enorme, a prescindere da quanto il progetto sia valido oggi rispetto alle alternative più recenti.

Il secondo livello è più specifico, e ironico: la crisi stessa sta generando curiosità e click. Quando un progetto storico di questa portata rischia un fork pubblico, la community Linux ne parla ovunque, genera notizie, genera discussioni, e tutto questo si traduce in visite alla pagina DistroWatch da parte di chi vuole capire cosa sta succedendo, non da chi sta scegliendo di installarlo. Lo stesso documento del team interno ammette che la reputazione del progetto è in calo da oltre un decennio, con riflessi diretti anche sulle classifiche di popolarità: la posizione attuale racconta più la sua storia passata e l’attualità della crisi che la sua salute tecnica presente.

La mia prova: un test rapido che non mi ha convinto

L’ho installata una volta, giusto per farmi un’idea diretta. Non mi ha trasmesso niente di particolare, né in positivo né in negativo: un’esperienza nella media, senza quel livello di cura che ho trovato su altre Arch-based di cui abbiamo già scritto. Non è un giudizio tecnico approfondito (un solo test non basta per quello), ma è coerente con quello che racconta la crisi interna di cui sopra: un progetto che vive più di inerzia storica che di slancio attuale.

Problemi comuni e come risolverli

Problema: un aggiornamento ha causato un problema dopo un pacman -Syu. Soluzione: a differenza di CachyOS o Garuda, su Manjaro gli snapshot Btrfs non sono configurati di default su tutte le installazioni. Verifica se li hai attivati e, in caso contrario, valuta di configurarli con Snapper prima che ti servano.

Problema: leggi notizie sulla crisi interna e ti chiedi se ha senso installarla oggi. Soluzione: la base tecnica resta funzionante, e il progetto non è scomparso. Ma è giusto sapere che stai scegliendo una distro in una fase di incertezza organizzativa reale, non solo un’opinione di qualcuno su un forum.

Problema: vuoi più frequenza di aggiornamento rispetto al modello semi-rolling. Soluzione: puoi abilitare manualmente i repository “Unstable” o “Testing” di Manjaro per pacchetti più recenti, accettando un rischio leggermente più alto.

Confronto con le alternative

EndeavourOS, di cui abbiamo già parlato, offre lo stesso obiettivo di fondo (Arch più accessibile) con un progetto più giovane, una governance più semplice e nessuna crisi organizzativa in corso.

CachyOS e Garuda, anche loro già trattate, hanno superato Manjaro nelle classifiche enthusiast più recenti, con un’attenzione tecnica (prestazioni, estetica) che oggi appare più curata rispetto a quanto offre Manjaro.

Arch Linux “puro”, di cui abbiamo scritto, resta l’opzione se vuoi la stessa base senza nessuna delle aggiunte (e dei problemi organizzativi) specifiche di Manjaro.

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A chi la consiglio (e a chi no)

La consiglio a chi vuole semplicemente provare cosa offre dopo 15 anni di storia, magari per curiosità o confronto diretto con le alternative più recenti, e a chi è già abituato al sistema e non ha avuto problemi concreti nel proprio uso quotidiano.

Non la consiglio come prima scelta per chi sta decidendo oggi quale distro Arch-based installare: EndeavourOS, Garuda o CachyOS, di cui abbiamo già scritto, offrono oggi un’esperienza più curata e un progetto organizzativamente più stabile, senza la nuvola di incertezza che pesa su Manjaro in questo momento specifico.

Domande frequenti

Manjaro è gratis? Sì, completamente gratuito e open source.

È sicuro installarlo, vista la crisi interna? Tecnicamente sì, il sistema continua a funzionare e a ricevere aggiornamenti. La crisi riguarda la governance del progetto, non la sicurezza del software in sé.

Cosa succede se il team fa davvero un fork? Nascerebbe un progetto indipendente derivato da Manjaro, gestito da un altro gruppo. È uno scenario possibile ma non ancora accaduto al momento di scrivere questo articolo.

Qual è la differenza pratica con EndeavourOS? Stesso obiettivo di fondo, ma EndeavourOS è un progetto più giovane, senza i problemi organizzativi attuali di Manjaro, e più vicino ad Arch “vanilla” nello spirito.

Posso tenere Windows in dual boot? Sì, tramite l’installer Calamares, seguendo la procedura con attenzione.

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