Anti-cheat su Linux: Valorant, Fortnite e Call of Duty funzionano? Guida completa
Se sei arrivato su Linux e ti aspetti che il problema del gaming multiplayer siano i driver o Proton, ti tolgo subito il dubbio: non lo sono più da anni. Il problema oggi ha un nome preciso, ed è l’anti-cheat. Non è una questione tecnica che si risolve con un aggiornamento del kernel. È una scelta commerciale che ogni singolo studio fa titolo per titolo, e capirla ti fa risparmiare ore di frustrazione e, in qualche caso, l’acquisto di un gioco che non partirà mai sul tuo sistema.
Il muro non è tecnico, è una decisione di chi fa il gioco
EAC (Easy Anti-Cheat) e BattlEye supportano ufficialmente Proton, e lo fanno da anni. Ma il supporto è a livello utente, non kernel, e soprattutto è opt-in: tocca allo studio attivarlo esplicitamente per quel gioco specifico. Risultato paradossale: due giochi con lo stesso identico anti-cheat possono avere destini opposti su Linux, uno gira che è un piacere, l’altro ti sbatte in faccia un errore di connessione, semplicemente perché un team ha spuntato una casella e l’altro no. Lo trovi ancora oggi sui forum: c’è gente che chiede da anni a studi come Gaijin (Crossout) di abilitare quel flag, e la risposta resta silenzio o rimpalli tra un anti-cheat e l’altro.
Regola pratica da tenere a mente: se un gioco non funziona su Linux, prima di dare la colpa a Proton controlla se lo studio ha semplicemente scelto di non attivare il supporto. Succede più spesso di quanto pensi.
User-level contro kernel-level: qui si gioca la partita vera
C’è una distinzione che separa il mondo in due categorie, e vale la pena capirla bene una volta per tutte.

Gli anti-cheat a livello utente (EAC e BattlEye nella loro modalità Proton, VAC di Valve, gran parte di Warden di Blizzard) girano nello stesso spazio di privilegi del gioco stesso. Meno invasivi, più facili da portare su un sistema diverso da Windows, ma anche più aggirabili dai cheat più sofisticati. Per questo motivo diversi publisher li considerano “di serie B” per i giochi competitivi con montepremi seri.
Gli anti-cheat a livello kernel (Riot Vanguard per Valorant e League of Legends, Ricochet di Activision per Call of Duty) girano invece a Ring 0, lo stesso livello del sistema operativo. Vedono tutto, bloccano driver che considerano sospetti, e in cambio di questa potenza pretendono un livello di fiducia sul sistema che oggi Linux semplicemente non può garantire nello stesso modo di Windows.
Ed è qui il punto tecnico: Vanguard richiede di poter attestare lo stato di boot e l’integrità dei moduli kernel prima di dare l’ok a connettersi. Su Windows, con Secure Boot e TPM, questo è possibile in modo standardizzato. Su Linux, con decine di distribuzioni diverse, kernel personalizzati, moduli caricati in modo eterogeneo, quella catena di fiducia non esiste in una forma che Riot possa verificare in modo affidabile. E prima che qualcuno pensi “allora lo faccio girare in una macchina virtuale”, la risposta di chi sviluppa questi sistemi è netta: anche l’emulazione è considerata pericolosa, perché un cheat potrebbe girare tranquillamente sull’host manipolando la macchina virtuale in un modo che l’anti-cheat, chiuso dentro alla VM, non potrebbe mai vedere. Non è pigrizia di Riot verso Linux. È che il problema che Vanguard risolve su Windows richiede garanzie che Linux, per come è progettato, non offre.
Se ti serve un altro segnale di quanto la faccenda sia seria: a maggio 2026 Riot ha rafforzato ulteriormente Vanguard contro i cheat DMA, quelli che leggono la memoria di gioco tramite hardware esterno collegato via PCIe. È l’ennesima dimostrazione che questi sistemi stanno diventando più aggressivi, non meno, e che l’idea di “prima o poi apriranno anche a Linux” va ridimensionata parecchio per questa categoria specifica di titoli.
Chi blocca, chi apre: la situazione per vendor
| Anti-cheat | Livello | Situazione Linux |
|---|---|---|
| EasyAntiCheat (EAC) | Utente | Supporto ufficiale Proton, ma opt-in per ogni gioco |
| BattlEye | Utente | Supporto ufficiale Proton da anni, stesso discorso opt-in |
| Riot Vanguard | Kernel | Bloccato strutturalmente, nessun segnale di apertura a Linux |
| Ricochet (Activision) | Kernel | Bloccato, nessun supporto Proton annunciato |
| VAC (Valve) | Utente | Nativo su Linux, nessun problema per definizione |
Nota importante: questa tabella fotografa la situazione di oggi. Le policy anti-cheat cambiano con gli aggiornamenti, non con i cicli di sviluppo dei giochi. Un titolo che funziona questo mese può smettere di funzionare dopo una patch, senza preavviso. Trattalo come un dato da riverificare, non come una certezza scolpita nella pietra.
I giochi che oggi funzionano bene
Con anti-cheat a livello utente attivato correttamente, la lista di titoli multiplayer solidi su Linux è più lunga di quanto pensi: Apex Legends, Elden Ring (per il PvP integrato), Dead by Daylight, Baldur’s Gate 3 girano senza drammi. GTA Online è il caso da manuale del rischio opposto: ha funzionato a lungo, poi un aggiornamento dell’anti-cheat lo ha reso instabile per un periodo. Questo non significa che sia da evitare, significa che anche i giochi “sicuri” vanno controllati prima di ogni sessione importante, non solo la prima volta che li installi.
I giochi bloccati, gioco per gioco
Valorant funziona su Linux?
No, e non per un limite tecnico temporaneo. Riot Vanguard richiede sul sistema garanzie di attestazione boot e integrità kernel che Linux non può offrire nello stesso modo di Windows, come spiegato sopra. Nessun tweak, nessuna distro, nessuna versione di Wine cambia questo fatto. Se Valorant è il tuo gioco principale, oggi la risposta onesta è che Linux non è un’opzione realistica per quel titolo specifico.
Fortnite si può giocare su Linux?
No, anche se la tecnologia esisterebbe per farlo funzionare. Epic possiede EAC e lo ha reso disponibile su Linux per decine di altri giochi, ma su Fortnite stesso ha scelto di non attivarlo, ufficialmente per motivi di integrità competitiva nei tornei. È il caso più lampante di quanto detto all’inizio: qui il blocco è una decisione di prodotto, non un muro tecnico.
Call of Duty è disponibile su Linux?
No. Ricochet, l’anti-cheat kernel-level di Activision, non ha alcun supporto Proton annunciato e segue la stessa logica di Vanguard: livello di privilegi troppo profondo per un layer di traduzione come Proton.
Destiny 2 funziona su Linux?
No, nonostante usi BattlEye, lo stesso anti-cheat che su altri giochi gira benissimo con Proton. Bungie ha scelto di non attivare il supporto Linux, sempre per motivi legati al controllo dell’ambiente competitivo.
League of Legends gira su Linux?
No, stessa causa di Valorant: usa Vanguard, quindi vale identica la spiegazione tecnica data sopra.
Il filo conduttore, se non l’hai ancora notato: quasi sempre la tecnologia per farli funzionare esiste già. È una decisione di prodotto, non un limite dell’anti-cheat in sé.

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Come controllare un titolo specifico prima di spendere un euro
Prima di comprare un gioco multiplayer pensando di giocarlo su Linux, fai questi tre passaggi, nell’ordine:
Primo, vai su Are We Anti-Cheat Yet, la lista crowdsourced dedicata solo a questo, spesso aggiornata più in fretta di qualsiasi altra fonte quando cambia qualcosa. Secondo, controlla la scheda del gioco su ProtonDB: se il problema è l’anti-cheat, di solito lo trovi scritto nei commenti più recenti, non nel punteggio generale. Terzo, se il gioco usa BattlEye o EAC, dai un’occhiata alla lista per vendor di GamingOnLinux, che ti dice il trend generale invece del singolo titolo: utile per capire se quello studio, in generale, tende ad attivare il supporto Linux sui suoi giochi o no.
👉 Leggi qui: ProtonDB: la guida pratica per il gaming Linux

Cosa tenere d’occhio nei prossimi mesi
EA ha accennato a un possibile supporto Linux per il proprio anti-cheat Javelin, oggi assente. Se dovesse succedere, sarebbe il primo grande publisher AAA a muoversi in quella direzione dopo anni di silenzio. Fino a quel momento, resta un’indiscrezione, da non usare come base per decisioni d’acquisto.
Se il tuo obiettivo è passare a Linux e il tuo gioco principale è uno di quelli bloccati per motivi strutturali come Valorant o Call of Duty, nessuna guida al mondo ti farà cambiare idea su questo: oggi non è un’opzione realistica per quello specifico titolo. Per tutto il resto, single player, cooperativo, e la maggior parte del multiplayer mainstream, la strada è già solida e migliora a ogni aggiornamento di Proton.
👉 Leggi qui: Giocare su Linux: la guida completa 2026
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