NAS fai da te: la guida completa

Il mio NAS di casa gira su un Mini PC con Intel N150 e due dischi da 20 TB in mirror, cioè in copia speculare uno dell’altro: se uno muore, l’altro ha tutto e non perdo niente. Ci sono arrivato dopo aver usato per anni un Synology, un sistema chiuso, comodo finché resti dentro il loro ecosistema e doloroso il giorno che vuoi uscirne. In questa guida vediamo cosa serve davvero per costruirsene uno in casa: hardware, software da scegliere (io uso OpenMediaVault, ma non è l’unica strada), e gli errori che ho fatto io così non li ripeti tu.

Diciamolo subito: la configurazione iniziale di OMV non è intuitiva. La prima volta che ci ho messo mano ho dovuto leggere più guide di quante ne avrei volute, l’interfaccia dà per scontate cose che un principiante non sa. Questo articolo esiste apposta, per farti risparmiare il tempo che io non avevo risparmiato.

Cos’è un NAS e perché fartelo da solo conviene

Un NAS è semplicemente uno o più dischi collegati alla rete di casa, raggiungibili da qualsiasi dispositivo: telefono, PC, smart TV. Invece di avere foto sparse su tre chiavette USB e i backup “da qualche parte”, hai tutto in un unico posto.

La differenza con un NAS commerciale come Synology o QNAP non è solo di prezzo. È di libertà: scegli tu l’hardware, lo aggiorni quando vuoi, non sei bloccato in un ecosistema che decide al posto tuo quali app puoi installare. E c’è un vantaggio tecnico concreto che pochi menzionano: un Mini PC moderno ha spesso una porta Ethernet da 2,5 Gbps, mentre molti NAS commerciali entry level restano fermi a 1 Gbps. Vuol dire trasferimenti di file grossi fino a 2,5 volte più veloci rispetto a un NAS blasonato ma con hardware di rete datato.

OpenMediaVault, CasaOS, e quello che ti sconsiglio

OpenMediaVault (OMV) è quello che uso io: basato su Debian, esiste dal 2011, gestisce RAID, cartelle condivise via SMB/NFS/FTP, tutto da un’interfaccia web. È arrivato alla versione 8, nome in codice “Synchrony”, con un’interfaccia rifatta e una gestione degli aggiornamenti più chiara rispetto alle versioni precedenti. È la scelta giusta se vuoi un sistema serio e duraturo, non il più immediato del lotto, ma quello che regge negli anni.

CasaOS è più leggero e visivamente più curato, pensato per chi vuole un hub domestico semplice per dati e servizi smart home. Ma non ha RAID nativo, quindi se ti importa la ridondanza dei dati (e dovrebbe importarti), CasaOS da solo non basta. La community lo consiglia più come strato applicativo sopra OMV che come alternativa completa.

Oltre a questi due, esistono altri sistemi seri che non tratto in dettaglio qui, ma è giusto che tu sappia perché li scarto per questa guida:

TrueNAS Scale usa il filesystem ZFS, lo stesso mondo enterprise, con protezione dei dati a un livello superiore anche a quello di un mirror semplice. È eccellente, ma vuole più RAM per lavorare bene (ZFS ne è ghiotto) e ha una curva di apprendimento più ripida di OMV. Lo consiglio a chi ha già capito bene cosa vuole fare e ha hardware abbondante, non a chi apre un NAS per la prima volta.

Unraid ha un vantaggio specifico che nessuno degli altri ha: puoi mettere insieme dischi di dimensioni e età diverse nello stesso array senza i vincoli rigidi del RAID tradizionale, utile se stai espandendo lo storage nel tempo un disco alla volta. Il problema è che dopo il periodo di prova richiede una licenza a pagamento, mentre tutto il resto di questa guida resta gratuito.

Rockstor si basa su openSUSE e sul filesystem Btrfs, pensato per chi preferisce quell’ecosistema o vuole già lavorare con Btrfs invece di ZFS. È una scelta valida ma di nicchia, rivolta a chi ha già familiarità con openSUSE.

Per questa guida resto su OpenMediaVault, perché è gratuito, ben documentato, gira su hardware modesto, e resta la scelta più sensata per chi comincia oggi. Se tra qualche mese ti accorgi di aver bisogno di ZFS o di dischi misti, saprai già dove guardare.

Una menzione a parte per Xpenology: è il nome che forse hai sentito nominare come “Xenology”, ed è un progetto che fa girare il sistema operativo di Synology (DSM) su hardware non Synology. Non ne parlo come opzione praticabile qui, perché tecnicamente utilizza software proprietario Synology senza licenza, e non è terreno su cui costruire una guida pratica. Se cerchi quell’esperienza utente, resta più sicuro comprare un vero Synology.

Quale hardware ti serve

Se hai bisogno di poco spazio, o il NAS deve stare in camera da letto dove dormi, un Mini PC solo con SSD/NVMe va benissimo: sono nettamente più silenziosi di un box pieno di dischi meccanici che girano. Il problema è il prezzo: il costo per terabyte degli SSD resta alto, quindi se ti serve tanto spazio questa strada diventa costosa in fretta. In quel caso, anche un Raspberry Pi basta, se il tuo uso resta leggero.

Se invece vuoi tanto spazio, come il mio caso con due dischi da 20 TB, i dischi meccanici tradizionali restano la scelta economicamente sensata, a costo di un po’ di rumore in più. Il mio N150 con 16 GB di RAM regge tranquillamente due dischi in mirror senza sudare.

Se il tuo NAS deve fare più cose insieme, server video (Jellyfin), Home Assistant, Pi-hole, magari qualche container Docker aggiuntivo, scegli una macchina più potente. Un N150 basico inizia a soffrire quando gli chiedi di reggere tutto insieme. Non serve comprare hardware nuovo. Un PC vecchio che hai in garage, anche di qualche anno fa, può diventare un ottimo NAS: la potenza richiesta è modesta, quello che conta davvero sono i dischi e la scheda di rete.

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Come installarlo

  1. Scarica l’immagine ISO più recente di OpenMediaVault dal sito ufficiale
  2. Scrivila su una chiavetta USB (minimo 4 GB) con Balena Etcher, gratuito su Windows, macOS e Linux
  3. Collega la chiavetta al tuo Mini PC, avvia e seleziona la chiavetta come dispositivo di boot
  4. Segui la procedura guidata: scelta del disco di sistema, server dei pacchetti Debian più vicino a te, nessun proxy se sei su una rete di casa normale
  5. Al riavvio, il sistema mostra l’indirizzo IP locale assegnato dal router (qualcosa tipo 192.168.1.64): è l’indirizzo con cui gestirai tutto da browser, da qualsiasi altro dispositivo in casa

Configurazione di base

Utenti e permessi. Prima cosa da fare: crea un utente per ogni persona che userà il NAS, non un account unico condiviso. Da Utenti → Utenti definisci nome e password, poi assegni gruppi (famiglia, lavoro, ospiti, un gruppo dedicato solo per l’accesso SFTP se serve) da Utenti → Gruppi. Nelle cartelle condivise, alla voce Privilegi, decidi chi ha accesso in lettura, scrittura, o nessun accesso, cartella per cartella. Non saltare questo passaggio pensando di sistemarlo dopo: è la base su cui si costruisce tutta la sicurezza del NAS.

RAID: quale scegliere. Se hai più dischi, il mirror (RAID1) è la scelta più semplice per chi comincia: due dischi, dati duplicati automaticamente, se uno si rompe l’altro ti salva senza configurazioni complesse. È quello che uso io. Se hai tre o più dischi e vuoi ottimizzare lo spazio invece di dimezzarlo, OMV supporta anche configurazioni RAID5/RAID6 tramite lo stack mdadm integrato, ma qui la complessità sale e il margine di errore in fase di ricostruzione in caso di guasto è più delicato. Se è il tuo primo NAS, parti dal mirror, puoi sempre evolvere dopo.

S.M.A.R.T.: il controllo che quasi nessuno attiva. OMV include il monitoraggio S.M.A.R.T. dei dischi, che ti avvisa prima che un disco muoia, non dopo. Vai su Storage → S.M.A.R.T. e attiva il monitoraggio pianificato su ogni disco. Con dischi da 20 TB come i miei, un preavviso di giorni invece di scoprire il guasto a cose già perse fa una differenza enorme.

Quale protocollo di condivisione usare. SMB è la scelta giusta se accedi al NAS da Windows o Mac in rete locale, è quello che userai nella maggior parte dei casi domestici. NFS è più adatto se colleghi altri sistemi Linux o servizi come Jellyfin che leggono direttamente dai file. FTP, e meglio ancora SFTP (la versione cifrata), serve per accessi da fuori casa: se pensi di aprire il NAS verso l’esterno, fallo sempre tramite SFTP o meglio ancora attraverso una VPN, non lasciare mai una condivisione FTP normale esposta su Internet. Se non hai ancora una VPN personale, ne parlo qui: 👉 Leggi qui: Crearti una VPN con WireGuard.

Backup automatici. Un NAS senza backup dei suoi stessi dati non è un backup, è solo un altro posto dove perdere le cose. Da Sistema → Pianificazione attività puoi creare job rsync automatici che copiano i dati importanti su un disco esterno USB o su un altro NAS, con cadenza settimanale o giornaliera a seconda di quanto ti serve stare tranquillo.

Antivirus sulle cartelle condivise. Tramite i plugin OMV puoi attivare la scansione antivirus (ClamAV) direttamente sulle cartelle condivise, utile soprattutto se il NAS viene usato anche da dispositivi Windows in casa.

Il passo successivo: Docker sopra OMV

Una volta che il NAS gira stabile, il vero salto di qualità è attivare Docker tramite il plugin omv-extras. Il sistema di plugin di OMV è quello che lo rende davvero flessibile: oltre a Docker puoi abilitare ZFS, RAID-Z, e diverse estensioni della community senza mai aprire un terminale. Con Docker attivo puoi far girare Jellyfin come media center, Home Assistant se non vuoi un Mini PC dedicato solo a quello, Pi-hole per bloccare pubblicità su tutta la rete di casa. Se ti interessa questo passaggio, ne parliamo nel dettaglio nella guida Docker: 👉 Leggi qui: Docker su Linux: guida completa all’installazione.

Vale la pena farlo da soli

Sì, con una condizione: preparati a leggere e a sbagliare qualcosa la prima volta, come ho fatto io. Non è plug and play come un Synology, ma il controllo che ottieni, i soldi che risparmi nel tempo, e la libertà di aggiungere quello che vuoi (dal media center all’automazione della casa) sullo stesso hardware, ripagano ampiamente la curva di apprendimento iniziale.

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