Ivan Zini: l’uomo che regala computer e restituisce dignità
C’è una scena che Ivan racconta spesso, quasi per inciso, come se non fosse niente di che. Una famiglia che riceve un portatile rigenerato e per la prima volta in mesi un figlio può seguire la scuola da casa senza il telefono della madre prestato a turno. Nessun comunicato stampa, nessuna foto di rito con il sorriso forzato. Solo un computer che funziona, finalmente, dove prima non c’era niente.
Ivan di mestiere ha fatto il sistemista. Oggi è educatore, divulgatore, e da qualche anno anche l’anima di un progetto che a Bologna chiamano “Computer Solidali e Sostenibili”. Detto così suona quasi burocratico. Nei fatti significa una cosa semplice: prende computer vecchi che altri considerano spazzatura e li restituisce a chi non può permettersi di comprarne uno nuovo.

Il problema che nessuno racconta
Nel 2026 non avere un computer che funziona non è più un fastidio. È un’esclusione vera. Senza un PC funzionante resti fuori dalla scuola digitale, dai servizi sanitari online, dalle pratiche fiscali, dalla ricerca di un lavoro.
È una povertà che non si vede. Non fa rumore, non finisce nei titoli dei giornali. Si manifesta in silenzio, in una stanza, davanti a uno schermo che non si accende.
Una seconda vita, non un’elemosina
L’idea da cui parte tutto è semplice: i computer dismessi, nella maggior parte dei casi, funzionano ancora benissimo. Ivan li riceve gratuitamente, li smonta, li pulisce, sostituisce l’hard disk con un SSD, aggiorna la RAM dove serve, risolve i problemi di surriscaldamento che spesso sono l’unica vera causa della lentezza percepita. Poi installa un sistema operativo Linux, leggero e gratuito, e quella macchina che qualcuno aveva già messo in cantina torna a essere uno strumento utile.

Lui questi computer li chiama trashware. Hardware destinato alla discarica che invece può ancora dare anni di servizio a chi ne ha bisogno. Non è solo un gesto ambientale, anche se ridurre i rifiuti elettronici conta eccome. È soprattutto una scelta concreta contro l’idea che un computer di sei o sette anni sia automaticamente da buttare.
Prima di consegnare ogni macchina, Ivan fa una cosa che pochi si prendono la briga di fare con cura: una cancellazione sicura dei dati di chi l’aveva usata prima. Non basta formattare. È un dettaglio che racconta più di tante parole quanto rispetto ci sia dietro a questo lavoro, anche per chi quella macchina l’ha solo lasciata andare.
Perché Linux
La scelta del software libero non è solo tecnica. Niente licenze da pagare, certo, ma c’è di più: è la possibilità di mantenere quella macchina aggiornata e sicura nel tempo, senza dipendere da un produttore che a un certo punto decide che il tuo computer è troppo vecchio per ricevere aggiornamenti.
“Il computer è mio, e ci installo quello che decido io.” È una frase che gira da anni negli ambienti del software libero italiano, e riassume bene lo spirito di chi fa questo lavoro: restituire all’utente il controllo di uno strumento che gli appartiene davvero, non in prestito da chi l’ha venduto.
Da Bologna a otto città: nasce OIKOS
Quando questa storia è nata, il progetto di Ivan era una cosa quasi artigianale, fatta in casa, soprattutto sul territorio bolognese. Nei mesi successivi è cresciuto. Da marzo 2026 “Computer Solidali e Sostenibili” si è unito all’associazione Boost Media APS per dare vita a OIKOS, una vera rete nazionale di raccolta e donazione di computer.
Oggi il progetto è attivo, oltre che a Bologna, anche a Cremona, Lodi, Mantova, Parma, Pavia, Reggio Emilia e Torino. Le aziende che hanno PC ancora funzionanti da smaltire possono donarli compilando un modulo sul sito di Boost Media. Chi invece, privato cittadino, studente o associazione, non può permettersi un computer, può richiederne uno con lo stesso meccanismo.
È il tipo di crescita che fa piacere raccontare: non un progetto che si gonfia per apparire più grande, ma una rete che si allarga perché serve davvero a qualcuno, città dopo città.
Quando un computer cambia una giornata
Dietro ogni macchina rigenerata c’è una storia diversa. Uno studente che può finalmente seguire le lezioni online senza interruzioni. Un’associazione che organizza le proprie attività senza più dover prestare il telefono di qualcuno a turno. Una famiglia che accede ai servizi sanitari digitali senza dover chiedere aiuto a un vicino. Una persona che sta cercando lavoro e finalmente può scrivere un curriculum senza andare in biblioteca a chiedere un computer in prestito per mezz’ora.

Sono storie che Ivan ha raccontato anche dal palco, al Linux Day di Bologna, tornando a fare lo speaker dopo diversi anni di pausa da quel mondo. Non con numeri gonfiati o slide patinate, ma con foto vere, scattate nel suo laboratorio improvvisato, e testimonianze di chi quei computer li ha ricevuti davvero.
Non solo macchine, anche consapevolezza
Quello che colpisce di più, leggendo il blog di Ivan, non è solo la parte tecnica. È quanto tempo dedica a spiegare, a chi riceve un computer, come usarlo in sicurezza: come riconoscere una truffa online, come mantenere il sistema aggiornato, come muoversi in un mondo digitale che spesso viene insegnato male o per niente.
Non sta solo regalando hardware. Sta lasciando alle persone gli strumenti per cavarsela da sole, una volta che lui non sarà più lì a controllare. Ed è forse questa la parte più preziosa di tutto il lavoro: l’autonomia che resta, anche dopo che il favore è stato fatto.
Contro l’idea che il vecchio vada buttato
Viviamo in un’epoca che ci spinge a cambiare dispositivo ogni due o tre anni, anche quando quello che abbiamo funziona ancora benissimo. Il lavoro di Ivan è la prova pratica che si può fare diversamente: un computer di sette anni, pulito e aggiornato con i software giusti, può ancora portare a termine un compito importante per qualcuno che ne ha bisogno.
Non è una battaglia che vincerà da solo. Non cambierà le strategie commerciali dei grandi produttori, non fermerà l’obsolescenza programmata su scala globale. Ma ogni computer che torna a funzionare nelle mani giuste è un destino piccolo che cambia, uno alla volta.
Come seguirlo o partecipare
Chi vuole leggere le storie di Ivan, capire meglio come funziona il progetto o magari donare un computer che altrimenti finirebbe in cantina, può farlo direttamente dal suo blog: ivanzini.wordpress.com. Lì trova anche i link diretti ai moduli di OIKOS, sia per chi vuole donare sia per chi ha bisogno di ricevere un PC.
Bastano cinque minuti per compilare un modulo. Dall’altra parte può voler dire un computer in più, in una casa che fino a ieri non ne aveva uno.
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