Linux nelle PA europee: tutti i casi reali, i numeri e cosa sta succedendo nel 2026
Fino a qualche anno fa sembrava fantascienza: interi ministeri, scuole, città e persino eserciti che abbandonano Windows per passare a Linux. Eppure è esattamente quello che sta succedendo, e nel 2026 la velocità è cambiata.
Non parliamo più di esperimenti pilota in un ufficio di periferia. La Francia ha annunciato ad aprile 2026 la migrazione dell’intera pubblica amministrazione a Linux, coinvolgendo potenzialmente 2,5 milioni di dipendenti. La Germania ha già completato una parte significativa del lavoro. La Danimarca si sta muovendo. L’Austria ha già finito.
La parola chiave di tutto questo si chiama sovranità digitale: la capacità di uno Stato di controllare i propri dati e la propria infrastruttura informatica senza dipendere da aziende straniere. E per la prima volta nella storia, questa non è più solo retorica politica. Sono piani con scadenze, budget e risultati misurabili.
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I pionieri: quando Monaco di Baviera aprì la strada (2003–2010)
🇩🇪 Monaco e il progetto LiMux
Nel 2003 la città tedesca di Monaco dà il via a uno dei progetti più ambiziosi d’Europa: il progetto LiMux. L’obiettivo era portare tutte le postazioni dell’amministrazione comunale da Windows a Linux. Non fu semplice: ci vollero quasi dieci anni, ma alla fine oltre 12.000 postazioni giravano su Linux, con un risparmio certificato di circa 11 milioni di euro.
Il progetto fu sospeso temporaneamente nel 2017, in parte per pressioni politiche e in parte per problemi di compatibilità con software legacy. Ma nel 2020 il consiglio comunale ha votato per tornare all’open source. Monaco non era un esperimento fallito: era semplicemente in anticipo sui tempi.
🇪🇸 Spagna: Linux nelle scuole di due regioni
Mentre Monaco costruiva la sua infrastruttura, in Spagna succedeva qualcosa di ancora più radicale: intere regioni distribuivano Linux nelle scuole pubbliche.
L’Estremadura sviluppò LinEx, una distribuzione basata su Debian, installata su decine di migliaia di computer scolastici. L’Andalucía seguì con Guadalinex, che arrivò a 200.000 installazioni. Software gratuito, modificabile, che girava anche su hardware vecchio. Un caso concreto di tecnologia pubblica al servizio dell’istruzione.
🇫🇷 Francia: la Gendarmeria e GendBuntu
Nel 2008 la Gendarmeria Nazionale Francese cominciò a migrare i propri computer verso una versione personalizzata di Ubuntu chiamata GendBuntu. Oggi il 97% delle sue oltre 100.000 postazioni desktop funziona su Linux, con un risparmio medio del 40% sui costi rispetto alla precedente configurazione Windows. Un risultato straordinario, ottenuto in modo progressivo su quasi vent’anni.
Il decennio della maturità (2010–2020)
🇮🇹 Italia: Torino, Bolzano, Vicenza
In Italia qualcosa si mosse, anche se lentamente. Le scuole di Bolzano furono tra le prime, con il progetto FUSS (Free Upgrade Southtyrol’s Schools) avviato nel 2005. Nel 2014 Torino decise di migrare 8.300 postazioni dell’amministrazione comunale da Windows XP a Ubuntu, con risparmi significativi sulle licenze. Nel 2016 Vicenza installò Zorin OS su diversi computer pubblici.
Esperienze reali, concrete, ma mai diventate un modello nazionale. Ogni comune andava per conto suo, senza coordinamento centrale.
🇨🇭 Svizzera: Ginevra e il Tribunale Federale
A Ginevra le scuole pubbliche adottarono Ubuntu su oltre 2.000 computer. Il Tribunale Federale di Losanna completò la migrazione a Linux nel 2011, dimostrando che anche la giustizia può funzionare su software libero. La Svizzera continuò su questa strada, e nel 2025 il Garante della Privacy dichiarò i servizi cloud internazionali non adatti al trattamento di dati personali delle PA.
Il turning point: 2024–2025, quando la geopolitica entra in scena
Qui cambia tutto. Le motivazioni non sono più solo economiche. Sono geopolitiche.
🇩🇪 Schleswig-Holstein: il caso studio più citato d’Europa
Il Land tedesco più settentrionale è diventato il laboratorio open source più osservato in Europa. Il progetto aveva un obiettivo preciso: sostituire tutte le postazioni Microsoft con Linux e LibreOffice su 30.000 dipendenti pubblici, dalla Cancelleria ai ministeri, dalla magistratura alla polizia.
Il 2 ottobre 2025 ha completato la migrazione del sistema di posta: 40.000 caselle email migrate da Exchange a Open-Xchange, oltre 100 milioni di email e voci di calendario trasferiti. Non è stato indolore: nell’estate 2025 ci furono problemi tecnici, proteste dalla magistratura e dalla polizia, critiche alla gestione del cambiamento. Il cammino reale è sempre più complicato degli annunci.
Ma i numeri economici sono difficili da ignorare. Il risparmio stimato è di 15 milioni di euro l’anno in sole licenze Microsoft, a fronte di un investimento una tantum di 9 milioni di euro per completare la migrazione. Ritorno sull’investimento: meno di un anno. Sono i numeri che ogni governo europeo ha letto con attenzione.
🇦🇹 Austria: l’esercito dice addio a Microsoft
A settembre 2025 il Bundesheer (l’esercito austriaco) ha completato la rimozione di Microsoft Office da 16.000 postazioni militari, sostituendolo interamente con LibreOffice. La motivazione ufficiale è stata secca: sicurezza nazionale. Nessun software proprietario straniero su macchine militari.
🇩🇰 Danimarca: il Ministero del Digitale si muove
A giugno 2025 la Danimarca ha avviato la migrazione dal Ministero degli Affari Digitali da Office 365 verso alternative open source. Le due maggiori città, Copenaghen e Aarhus, hanno seguito, citando l’impossibilità di garantire la privacy dei dati scolastici e amministrativi sulle piattaforme americane dopo le restrizioni imposte dal Garante della Privacy danese.
Aprile 2026: la Francia cambia tutto
Il 10 aprile 2026 la DINUM (Direction Interministérielle du Numérique) ha annunciato ufficialmente la migrazione dell’intera pubblica amministrazione francese da Windows a Linux. Non un progetto pilota. Non una dichiarazione di intenti. Una direttiva vincolante per tutti i ministeri.
La scala è senza precedenti: la PA francese conta circa 2,5 milioni di dipendenti. Ogni ministero dovrà presentare entro l’autunno 2026 un piano dettagliato che copra non solo il sistema operativo, ma l’intero stack software: strumenti di collaborazione, antivirus, piattaforme AI, database, virtualizzazione e apparati di rete.
La DINUM ha già avviato l’uscita da Windows sui propri computer interni. La Cnam (l’ente previdenziale francese) ha già spostato 80.000 agenti verso Tchap, Visio e FranceTransfert, le alternative francesi a Teams, OneDrive e Zoom. Il Ministero dell’Economia sta migrando il cloud sanitario entro fine 2026.
Il ministro delegato per la funzione pubblica, David Amiel, ha dichiarato senza giri di parole: “Non possiamo rischiare che i nostri dati sensibili e le nostre innovazioni strategiche siano esposti ad attori non europei.”
👉 Leggi qua: La Francia abbandona Windows per Linux: cosa cambia davvero per l’Europa nel 2026
Il vero motivo dietro tutto: il Cloud Act americano
Per capire perché tutto questo sta succedendo adesso, serve una parola: Cloud Act.
Questa legge americana del 2018 consente alle autorità federali statunitensi di richiedere l’accesso ai dati conservati da aziende americane, indipendentemente da dove quei dati si trovino fisicamente. Tradotto: documenti amministrativi italiani, francesi o tedeschi archiviati su server Microsoft o Google possono essere oggetto di richieste di accesso da parte del governo USA. Il GDPR europeo crea una contraddizione legale diretta con questa norma che la Corte di Giustizia UE ha già segnalato con la sentenza Schrems II.
Nel 2025, con i cambiamenti geopolitici legati alle tensioni tra Europa e USA sulla politica commerciale, questo rischio non è più teorico. I governi europei hanno iniziato a chiedersi cosa succederebbe se un fornitore americano chiudesse il rubinetto dei servizi, o fosse costretto a condividere dati con autorità straniere. La risposta è stata: non possiamo permetterci di scoprirlo.
👉 Leggi qua: Degooglizzazione su Linux: alternative pratiche a Big Tech
L’Italia: sulla carta è avanti, in pratica è ferma
Questo è il punto più scomodo da scrivere, ma va detto.
L’Italia ha una delle normative più avanzate d’Europa sul software libero nella PA. L’articolo 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. n. 82/2005) obbliga le pubbliche amministrazioni a valutare prima le soluzioni open source, poi il riuso di software già sviluppato, e solo in ultima istanza il software proprietario. L’AgID ha pubblicato linee guida dettagliate. Il PNRR ha destinato oltre 1 miliardo di euro alla migrazione verso il Polo Strategico Nazionale.
Sulla carta, dunque, l’Italia è allineata. In pratica, nessuna regione italiana sta portando avanti una migrazione strutturale e sistemica paragonabile allo Schleswig-Holstein o alla Francia. Ci sono eccezioni positive: Emilia-Romagna, Bolzano, Trento, Perugia hanno adottato progressivamente soluzioni open source. Ma manca un piano nazionale, mancano le scadenze, mancano i numeri.
Mentre altri Paesi convertono decine di migliaia di postazioni, in Italia la discussione è ancora teorica.
👉 Leggi qua: Perché aziende e PA non passano a Linux: i casi reali
EU-Linux: esiste già un progetto
Da tutte queste esperienze è nata una proposta concreta: una distribuzione Linux progettata appositamente per le pubbliche amministrazioni europee. Il progetto si chiama EU-Linux (o EU OS).
Esiste già una petizione al Parlamento Europeo. La proposta tecnica si basa su Fedora con KDE come ambiente desktop, LibreOffice per l’ufficio, Firefox, Nextcloud e Thunderbird. L’idea è creare un sistema condiviso, mantenuto da un consorzio europeo, che eviti la frammentazione (Monaco ha il suo, la Francia il suo, la Germania il suo) e crei economie di scala reali.
Il progetto è ancora in fase embrionale, ma il sito eu-os.eu esiste, la comunità si è formata, e il momento politico è favorevole come non mai.
Cosa significa tutto questo per chi usa Linux
Se usi Linux sul tuo Mini PC o sul tuo desktop, questa tendenza ti riguarda più di quanto sembri.
Ogni euro che le PA europee smettono di mandare a Microsoft alimenta ecosistemi come LibreOffice, Nextcloud, KDE, Thunderbird e le distribuzioni che già usi. Più utenti istituzionali significano più risorse per lo sviluppo, più driver testati su hardware comune, più bug risolti, migliore compatibilità.
Lo Schleswig-Holstein ha risparmato 15 milioni di euro l’anno con un investimento di 9 milioni. Il ROI è inferiore a 12 mesi. Questi numeri, replicati su scala europea, significano miliardi che escono dal circuito proprietario e rientrano nell’open source. Per te che usi Linux nel 2026, questo è un vantaggio concreto: il software che usi ogni giorno sarà meglio finanziato, meglio testato, meglio supportato.
👉 Leggi qua: Quanto risparmi usando Linux? Dai software al costo del PC
Articolo aggiornato a luglio 2026. Fonti verificate: DINUM (Francia), Ministero della Digitalizzazione Schleswig-Holstein, ICT Security Magazine, Tom’s Hardware, Altalex.
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